Celebrazione del 25 aprile 2010
Inaugurazione della lapide in memoria delle vittime civili
nelle incursioni e azioni belliche 1943-45
Il sindaco Irene Priolo ha iniziato la celebrazione del 65° anniversario della Liberazione, rivolgendo un saluto ai familiari delle vittime, ai partigiani presenti, alle altre figure di spicco ora indisposte, alle staffette e al numeroso pubblico convenuto.
Ha con passione messo in risalto i valori della resistenza e gli ideali che hanno portato alla conquista della nostra democrazia nella spirito della costituzione repubblicana. Rivolgendosi ai rappresentanti del Consiglio Comunale dei Ragazzi, che hanno letto loro scritti sul tema “Le Resistenze di oggi”, ha collegato i valori della lotta per la libertà alla importanza dell’impegno civile dei giovani.
Il sindaco ha poi invitato sul parco Giuliano Mazzini, che ha condotto la ricerca presso le famiglie, l’archivio comunale e quelli parrocchiali, ricostruendo le tragiche circostanze, in cui le 53 vittime innocenti persero la vita.
Lo stesso Mazzini ha spiegato il metodo seguito nel suo lavoro, delicato e commovente, ringraziando i parenti e coloro che hanno collaborato alla composizione della lapide; inoltre a chi ha reso possibile la stampa del fascicolo, che illustra i documenti e le fonti orali emerse, riportando le testimonianze dirette dei protagonisti e dei familiari, unitamente alle foto dei loro congiunti scomparsi.
Davanti al sindaco in raccoglimento, è stata scoperta la lapide al suono dell’inno nazionale, a cui è seguita la benedizione del parroco Don Francesco Cuppini. La stessa benedizione è stata poi impartita alle lapidi dei caduti nel cimitero comunale.
Nelle testimonianze e nei vari scritti appare evidente come il sacrificio di questi innocenti sia stato un tributo per la pace; infatti ciò si deduce dai racconti diretti, scaturiti da sentimenti e da punti di vista familiari, che appaiono come la condanna più spontanea della guerra, delle diverse violenze del periodo e di quelle che sono seguite. Nasce così un senso di gratitudine per gli uomini di dialogo e di prospettiva, che hanno iniziato l’opera di ricostruzione.
Si riporta una testimonianza di Dante Lodi, sindaco di Calderara di Reno dal 1956 al 1970, letta da Irene Priolo. La mattina del 23 aprile 1945 egli giunse a Calderara, nella sua qualità di Presidente del Comitato di Liberazione Nazionale e qui trovò “il vecchio Sindaco Giuseppe Bassi, che i fascisti avevano scacciato nel 1922 con la violenza delle armi”.
Venne costituita una Giunta provvisoria, formata dagli esponenti delle rappresentanze locali, che confermò unanime il sindaco Bassi e “si mise subito al lavoro per lo sgombero delle macerie causate dai bombardamenti”. Si cominciò così “la lunga opera di ricostruzione morale e materiale del paese, alla quale rispose con slancio e spirito di sacrificio tutta la popolazione".
Rino Battistini