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25 APRILE
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1. Progetto sul 25 aprile 2002
2. Programma delle iniziative
Austria, naziskin condannati a studiare la storia. (Cinzia Zambiano - l'Unità 13/6/2001) In un corso di storia si discute di nazionalsocialismo, di Olocausto, ma anche di Haider, dell'immigrazione, della convivenza multietnica, temi di grande attualità che sono, di fatto, il collegamento dell'oggi con i fatti di ieri, e fin qui niente di strano. In breve la cronaca: un gruppo di giovani simpatizzanti neonazisti, con il culto dell'odio e della violenza, insultano gli immigrati e si ubriacano al grido di "Heil Hitler". Al capo della procura di Linz, Siegfried Sittenthaler e ad Irene Dyk, docente dell'Istituto di Scienze e politiche sociali, presso l'università Johannes Kepler, viene l'idea di rieducare i giovani naziskin alla conoscenza storica e politica, in alternativa al carcere. "Il progetto è nato dalla constatazione che i giovani in generale conoscono poco la storia, nonostante l'insegnamento previsto nelle scuole. Inciampare, quindi, in fenomeni d'estremismo di destra diventa per loro molto più semplice se non si conosce il passato", dice la Dyk intervistata da Cinzia Zambiano. Una situazione preoccupante che non riguarda solo l'Europa al di là dei confini italiani: "fascismo e nazismo sono nati per la lotta al comunismo", dichiara il ministro Rocco Buttiglione sull'onda del revisionismo storiografico attuale, "squadra de negri, curva d'ebrei" urlano gli striscioni razzisti negli stadi, e ancora le assemblee autorizzate di studenti nazifascisti nelle scuole e i presidi filonegazionisti, ci hanno fatto, ancora una volta, riflettere sull'importanza della Memoria e della affermazione dei principi di democrazia e libertà.
Dopo l'esito positivo nelle scuole di "Che storia è questa?"(un progetto e un film finanziato dal comune di Anzola dell'Emilia per l'anniversario della Liberazione- 20 aprile 2001) vogliamo proporre "Al di là del fiume tra gli alberi" un nuovo progetto sul periodo che ha visto l'Italia governata dal fascismo, occupata dai tedeschi, fino alla sua Liberazione, attraverso la Resistenza dei paesi e delle città.
"Ci nascondevamo nelle case dei contadini, facevamo le nostre riunioni sugli argini del fiume, la Ghironda, nascosti tra gli alberi. Senza l'aiuto della popolazione non avremmo potuto fare niente" ci racconta uno dei partigiani di Anzola.
"In questa zona della provincia di Bologna", dicono gli stessi partigiani anzolesi intervistati "le condizioni per lo sviluppo della lotta partigiana e popolare sembravano sfavorevoli: una zona priva di protezioni naturali situata nel bel mezzo della pianura, e per di più sull'asse della Via Emilia, in un'area di traffico di vitale interesse militare. Eppure le condizioni ambientali furono sovrastate dalla forza delle tradizioni storiche delle lotte popolari e antifasciste e dalla mobilitazione di grandi manifestazioni di massa sorrette in gran parte dalle donne e dai contadini e da una nuova solidarietà tra classi sociali diverse, egualmente impegnate nella lotta alla libertà. Antifascismo e Resistenza sono momenti essenziali della storia dell'Italia e vanno visti nell'ottica di quelle minoranze che hanno combattuto prima la lunga battaglia dell'antifascismo, e poi in stretto rapporto con il popolo, stanco e affamato dalla guerra, con l'organizzazione clandestina della Resistenza."
L'affermazione di questa nuova coscienza civile e politica trova nella Costituzione la sua espressione giuridica e diventa presupposto essenziale della Repubblica italiana, nata appunto dall'antifascismo e dalla Resistenza. "La Resistenza è iniziata nel 1922, con l'avvento del fascismo. E la lotta di liberazione è stata non solo quella armata, ma anche quella dei contadini che nascondevano il grano e degli operai che preservarono i macchinari delle fabbriche per la futura ricostruzione" afferma con forza William Michelini, presidente dell'ANPI provinciale, a Palazzo d'Accursio, di fronte alla platea di cittadini convenuti per protestare contro la cancellazione al riferimento della Resistenza dallo Statuto di Bologna, tentativo strumentale, in vista delle politiche, della nuova amministrazione bolognese, in occasione dell'anniversario della Liberazione del 25 aprile 2001.
Il lavoro svolto dal progetto "Che storia è questa?" ha dimostrato concretamente che i ragazzi stimolati attraverso i loro codici e linguaggi hanno urgenza di sapere e dimostrano grande sensibilità e interesse verso la Storia: se di fronte a loro siede un testimone che è scampato alla brutalità, alla violenza e ai "camini" dei campi di sterminio, una persona che la guerra l'ha vissuta in prima persona, l'impatto è molto forte e incisivo più di qualsiasi altra cosa. Le testimonianze sono un patrimonio da non disperdere, utile e importante non solo per capire la Storia ma anche per stabilire la verità dei fatti e difendere quei valori, come la libertà, l'uguaglianza dei diritti e la pace, per i quali loro hanno combattuto.
La parola revisionismo ritorna frequentemente sui giornali. "Certo la storia alla luce di nuovi documenti e nuovi pensieri non è un reato. Anzi. Ma che succede quando si va molto oltre, e si perde ogni confine tra il vero e il falso, tra il bene e il male? Come disse Walter Benjamin: "Nemmeno i morti saranno al sicuro dal nemico, se esso vince" (numero speciale "Il libro di Storia" del Diario di De Aglio) E' una riflessione importante in un periodo in cui un uomo politico propone di sottoporre al vaglio di una Commissione politica i testi scolastici di storia e i giornalisti faziosi spiegano come i comunisti abbiano taciuto la verità sulla storia del nostro paese.
Avete mai sentito dire da un bambino: "Da grande voglio fare il partigiano"? Eppure i partigiani, allora poco più che ragazzi, hanno combattuto contro un nemico duro, con pochi mezzi, dimostrando grande coraggio e valore, hanno ricevuto onorificenze e medaglie, eppure pochi dei bambini intervistati conoscono la figura del partigiano. Un motivo ci sarà e nei discorsi dei partigiani abbiamo sentito affermare che le cause vanno ricercate non solo nella scuola, ma anche nel silenzio di chi ha vissuto il difficile ritorno alla normalità. "Tornati a casa, dopo la guerra, ristabilita una certa quotidianità, volevamo dimenticare, non volevamo trasmettere ai nostri figli il dolore di tutto quello che abbiamo passato. Li abbiamo fatti crescere nella bambagia, gli abbiamo dato quello che noi non ci eravamo potuti permettere".
E' importante per le nuove generazioni, all'oscuro delle dinamiche e della verità su una delle pagine più buie per tutta l'umanità, e su cui sembra ancora difficile fare luce, conoscere il loro passato, la Storia che ha portato poi alla società democratica in cui vivono, senza dover arrivare all'estremo di progetti rieducativi e alternativi al carcere.
"Al di là del fiume degli alberi" si propone di raccogliere le testimonianze, registrare gli sguardi, le voci e le emozioni ancora vive dei racconti di quelli che c'erano, che hanno visto e sono stati costretti a scegliere. E non solo i racconti delle azioni militari, delle lotte popolari, ma anche dell'esperienza della vita quotidiana, della fame, il lavoro duro, la clandestinità, delle ingiustizie e dei soprusi di una generazione che ha scelto di stare dall'altra parte: una generazione che a 15, 20 anni ha visto una società fatta solo di divise, di saluti romani e di violenza, "una generazione" ha detto un partigiano "cui hanno rubato la gioventù".
Abbiamo incontrato gli ex partigiani e ci siamo resi conto del valore della Storia raccontata, in maniera semplice ma vera. Abbiamo sentito il desiderio di molti, quasi un bisogno, di trasmettere la loro esperienza. Questo patrimonio non va sprecato. Vogliamo riprendere i luoghi e i protagonisti per produrre un primo videoalbum della Memoria, il primo, speriamo, di una lunga serie, legata alle microstorie di piccoli paesi, o di zone e di città.
Un viaggio nella memoria, nella Storia e la vita di quel ventennio, della registrazione fedele e integrale dei racconti, perché anche i bambini e i ragazzi, che vogliamo preservare dagli orrori nefasti compiuti dagli adulti, devono crescere ed è necessario che imparino dalla storia come l'odio e l'intolleranza possano trasformare facilmente gli esseri umani in esseri inumani.
Il progetto si struttura in due diverse fasi che andranno ad intersecarsi durante l'arco di tutta la produzione: il VIDEOALBUM e CINESCUOLA. "Raccogliere e diffondere" sono le parole chiave del progetto: "raccogliere" le testimonianze di chi si è salvato e "diffondere" la realtà storica tra le nuove generazioni, attraverso la trasmissione diretta dell'esperienza.
Il VIDEOALBUM rappresenta, tra i suoi intenti, la raccolta della memoria di chi è sopravvissuto, di persone e luoghi salvati dalla occupazione tedesca e dalla guerra mentre la diffusione della Storia e, di conseguenza, la trasmissione di quei valori, come l'uguaglianza, la libertà e la pace, diritti oggi raggiunti e scontati per tutti, o quasi, si sviluppa nella fase del progetto CINESCUOLA.
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Il videoalbum è una possibilità concreta, per chi è stato protagonista degli eventi, di rilasciare la propria testimonianza di lotta, attiva o passiva, contro il fascismo prima e dopo l'8 settembre, contro un nemico, forse più brutale, il nazismo. Il videoalbum ha tra i suoi intenti la raccolta di un patrimonio di voci ed emozioni, che andrebbe altrimenti, presto, disperso. Attraverso questi racconti si individueranno, e quindi verranno documentati, anche i luoghi interessati alla storia della Resistenza e dell'intero periodo, relativamente alle zone geografiche e di interesse storico prescelte.
Questo materiale verrà integrato da una serie di ricerche storiche e iconografiche che saranno coadiuvate da consulenti.
La ricerca viene poi organizzata e distribuita in:
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Segreteria del sindaco di Calderara di Reno
Irene Priolo: 051-6461215
Segreteria del sindaco di Anzola dell'Emilia
Monia Pellizzari: 051-6502107
Produzione del progetto
Patrizia Stellino: 347-5713617
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