Ambiente e Territorio
Fino a pochi decenni fa, il territorio
di Calderara appariva come l'avevano visto i suoi
abitanti per molti secoli.
Edifici rurali sparsi per la campagna, pochissime
ville e palazzi signorili, piccoli aggregati urbani
nei quali si trovavano: abitazioni per braccianti,
botteghe di fabbri e falegnami, rare osterie e alimentari.
Tutto era finalizzato alla produzione agricola dei
fondi, sul territorio non esistevano ne opifici
ne manifatture.
Esso era caratterizzato prevalentemente da viti,
zone paludose e maceri per la coltivazione della
canapa, campi di grano e erba medica e si allevava
bestiame soprattutto per l'utilizzo sul lavoro.
Alcuni disegni di Antonio Bonacursi, fatti nel '700,
sulla pianura Calderarese, ci riportano particolari
testimonianze architettoniche, risultate da intrecci
tra abitudini locali ed apporti di maestranze specializzate
i cosidetti Maestri Comacini.
Alla fine del '400, nella pianura ed assieme alla
diffusione dell'insediamento rurale, si sviluppano
le tecniche costruttive.
Nasce in questo periodo la casa "Bolognese" di pianura,
fornita di facciata a "capanna" e di torre colombaia.
Alla fine del XVI sec. le grosse possessioni agrarie
sono spesso fornite di fornaci per la produzione
di mattoni.
Dal 1600 si diffonde in pianura la casa ad elementi
separati: casa unita a stalla-fienile,casella pozzo
e forno, circoscriventi un'aia e a volte un orto-brolo.
La torre utilizzata originariamente dai colombi,
aumenterà il numero dei fori, diventando così un
elemento decorativo.
Nel 1700 si verificano cambiamenti e innovazioni,
le dimore rurali assumono l'aspetto di ville, a
base quadrata, senza colombaia e staccata dalla
"stalla-fienile". Questa tipologia esistente fino
a 50 anni fa è visibile ancora oggi.
Osservando attentamente oggi il paesaggio rurale,
riusciamo ancora a cogliere alcuni segni della sua
origine e della sua evoluzione; i relitti delle
piantate, maceri e case coloniche che affiorano
quasi surreali dalla monotonia della pianura.
Alcune di queste splendide corti e dimore, di fienili
e stalle, divenute nel tempo magazzini e depositi
di materiali ma ritenute inadatte ai proprietari
a contenere i macchinari necessari alle moderne
produzioni agricole, si sono lasciati deteriorare
per poi demolirli e sostituirli con capannoni in
cemento armato. Le piantate sono state quasi tutte
estirpate in omaggio a una malintesa meccanizzazione
aziendale.
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